20 marzo 2013

“La tenerezza è dei forti". E il Papa esalta Giuseppe

Nell’omelia il programma del pontificato: il vero potere è servizio

(Andrea Tornielli – Vatican Insider) - Chi si aspettava una grande omelia programmatica del pontificato sarà rimasto sorpreso. Papa Francesco ha parlato della fede, della forza e della tenerezza di un santo a cui è devotissimo e che la Chiesa ieri ha festeggiato: Giuseppe. È lui il modello al quale il nuovo vescovo di Roma vuole ispirarsi.

«Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli... Solo chi serve con amore sa custodire!».

72414_10151503162667937_2107951486_nEcco il programma del pontificato: «servire» umilmente, tornando all’essenziale, per comunicare il messaggio della misericordia di un Dio che si è sacrificato sulla croce. Servire concretamente. E poi «custodire» aprendo le braccia, accogliendo con tenerezza tutta l’umanità, in particolare i poveri, i piccoli, i deboli.

Dopo aver rivolto un pensiero al predecessore Joseph Ratzinger, che festeggiava l’onomastico, e dopo aver salutato le delegazioni presenti citando esplicitamente i rappresentanti della comunità ebraica, il nuovo Papa nell’omelia ha tratteggiato la figura di san Giuseppe. Predicando in piedi, senza la mitria sul capo, ha sottolineato che la missione affidata da Dio al carpentiere di Nazaret è quella di essere «custode».

Giuseppe, ha vissuto la sua vocazione di custode «nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio». Si è lasciato guidare «dalla volontà di Dio, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge».

I cristiani, come Giuseppe, custodiscono Cristo nella loro vita «per custodire gli altri, per custodire il creato». Ma Francesco ha ricordato che la «vocazione del custodire» riguarda tutti, non solo i cristiani. «È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato... è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore».

È anche, ha continuato il Papa, «l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. È il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti».

Quando viene «l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire», allora «trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce». In ogni epoca della storia, ha detto il Papa «ci sono degli “Erode” che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna». Francesco ha quindi chiesto «a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale» come pure a tutti gli uomini di essere «custodi» della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; «non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo!».

Ma per essere capaci di custodire, ha spiegato Francesco, bisogna evitare «che l’odio, l’invidia, la superbia» sporchino la vita. Il Papa ha citato per sei volte la parola tenerezza. Custodire e prendersi cura «chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza». E la tenerezza, ha concluso, «non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro». Per questo «non dobbiamo avere timore» della bontà e della tenerezza. «Custodire il creato, ogni uomo ed ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi».

16 marzo 2013

Chiesa povera per i poveri

(Daniel Dibisceglie) – Nella serata di mercoledì, precisamente attorno alle ore 20, la Chiesa Cattolica è stata illuminata da Papa Francesco, dono dello Spirito ad ognuno di noi.
254975_599697476725222_42694763_nPapa Francesco ha subito colpito per la sua semplicità nei comportamenti e nelle parole, semplicità iniziata già dal nome Francesco che come questa mattina ha detto è segno di povertà in quanto il Santo Padre desidera una Chiesa “povera per i poveri”.
Un Papa che nel primo giorno del suo Pontificato ha avuto la premura di recarsi alla casa del clero, dove ha alloggiato nel pre conclave, per saldare il conto; un Papa che ha per prima cosa affidato la Chiesa e il suo Pontificato alla Beata Vergine nella Basilica di Santa Maria Maggiore; un Papa che ha baciato la mano ai Cardinali che operano in nazioni dove la Chiesa Cattolica vive in difficoltà; un Papa che chiama i Cardinali “Fratelli” e non “Signori”; un Papa che nella sua prima Omelia ricorda che non pregare Dio vuol dire pregare il diavolo; un Pastore che in soli tre giorni è già amato e seguitissimo dal suo gregge.

Jorge Mario Bergoglio è nato il 17 dicembre 1936 a Buenos Aires da Mario (ferroviere) e Regina (casalinga) entrambi di origini piemontesi, prima di entrare in Seminario studiò come tecnico chimico. Nel 1958 entrò nella Compagnia di Gesù, per mantenersi gli studi di Filosofia lavorò come buttafuori in un locale malfamato della periferia, il 13 dicembre 1969 dopo 11 anni dal suo ingresso in noviziato venne ordinato sacerdote .
E’ stato rettore della facoltà teologica di San Miguel in Argentina, conobbe Ratzinger in Germania dove si era recato per completare gli studi per il suo dottorato.
Nel 1992 è stato nominato Vescovo Ausiliare di Buenos Aires, nel 1997 divenne Vescovo coadiutore della stessa diocesi e nel 1998, alla morte del Cardinale Quarracino divenne Arcivescovo titolare di Buenos Aires e primate dell’Argentina. Il Cardinale Bergoglio è amatissimo in Argentina, note le sue campagne a sostegno dei Sacerdoti impegnati nei quartieri pericolosi contro il narcotraffico, impegni e battaglie che i fedeli ricordano con immensa stima. Nel conclave nel 2005, si dice, sia stato il secondo Cardinale più votato in quanto appoggiato e sostenuto dall’Arcivescovo emerito di Milano Cardinale Martini, anch’esso Gesuita.

Il Santo Padre terrà domani il primo Angelus, martedì 19 la Messa di Inizio Pontificato, Sabato 23 incontrerà il Romano Pontefice Emerito Benedetto XVI e domenica celebrerà la Domenica delle Palme dando inizio alla Settimana Santa.

14 marzo 2013

La Chiesa andrà avanti solo se cammina con la Croce di Cristo: così Papa Francesco nella Messa in Sistina

(Radio Vaticana) - Papa Francesco ha presieduto nel pomeriggio la Santa Messa nella Cappella Sistina con i cardinali che hanno partecipato al Conclave. Il Vangelo della Messa, tratto da Matteo, parlava della professione di fede di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù gli risponde: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti 254975_599697476725222_42694763_ndico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». La prima Lettura era tratta da Isaia sulle genti che affluiscono al monte del Signore e la seconda da Pietro sulle pietre vive che edificano la Chiesa:RealAudioMP3
Il Papa, nella sua prima omelia da Pontefice, pronunciata a braccio in italiano, ha sottolineato che in queste tre Letture c’è qualcosa di comune: "è il movimento. Nella Prima Lettura il movimento è il cammino; nella seconda Lettura, il movimento è nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento è nella confessione. Camminare, edificare, confessare".
La prima cosa che Dio ha detto ad Abramo è questa: “Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile”. Dunque - ha proseguito - "la nostra vita è un cammino. Quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, alla presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiede ad Abramo nella promessa".
Quindi ha proseguito: "Edificare. Edificare la Chiesa, si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore".
Terzo punto: confessare. "Noi possiamo camminare quanto vogliamo, possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo a Gesù Cristo, la cosa non va". Diventeremo - ha detto - una ong filantropica, "ma non la Chiesa, sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno i castelli di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza". Il Papa ha citato una frase di Leon Bloy riferita a quando non si confessa Gesù Cristo: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”, perché "quando non si confessa Gesù Cristo - ha spiegato - si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio".
E ha proseguito: "Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare delle volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro".
Il brano evangelico proposto dalla liturgia - ha sottolineato - prosegue in realtà con una situazione speciale: "Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: 'Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra'. Ti seguo ... senza la Croce'. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce - ha osservato - non siamo discepoli del Signore: siamo mondani: siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore!".
"Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia - ha detto Papa Francesco - abbiamo il coraggio - proprio il coraggio - di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria, Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti".
Quindi ha concluso: "Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così sia".
Una preghiera particolare è stata elevata a Dio perché Benedetto XVI possa servire la Chiesa anche “nel nascondimento con una vita dedicata alla preghiera e alla meditazione”.

13 marzo 2013

Habemus Papam

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Il Cardinale Bertoglio è il nuovo Papa, ecco la sua biografia:

(Andrea Tornielli – La Stampa) - Il nuovo Papa, l’argentino Jorge Mario Bergoglio, gesuita, 76 anni era stato il cardinale più votato dopo Ratzinger già all’ultimo conclave. Bergoglio è stato un porporato anomalo. Ha sempre rifiutato incarichi nella Curia romana, e in Vaticano è sempre venuto soltanto quando era proprio indispensabile. Fra i vizi degli uomini di Chiesa quello che meno sopporta è la «mondanità spirituale»: carrierismo ecclesiastico travestito da ricercatezza per le forme clericali.

Nato a Buenos Aires, la città di cui diventerà arcivescovo, il 17 dicembre 1936, da una famiglia di origini piemontesi, si è diplomato come tecnico chimico, quindi è entrato nel noviziato della Compagnia di Gesù, ha compiuto studi umanistici in Cile e quindi in Argentina ha conseguito la laurea in filosofia e successivamente in teologia. Ha fatto il professore e il rettore del collegio massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia e al contempo parroco del Patriarca San José, nella diocesi di San Miguel. 

Nel 1986 ha completato in Germania la sua tesi di dottorato, quindi i superiori lo hanno destinato alla chiesa dei gesuiti di Cordoba come direttore spirituale e confessore. Nel 1992 Giovanni Paolo II l’ha nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires, nel 1997 è diventato coadiutore e un anno dopo è succeduto al cardinale Antonio Quarracino, per sei anni, fino al 2011 è stato presidente della Conferenza episcopale argentina. 

Non ha né autista né macchine blu. A Buenos Aires usa la metropolitana. Anche a Roma si muove a piedi o con i mezzi pubblici. Chi lo conosce lo considera un vero uomo di Dio: la prima cosa che ti chiede, sempre, è di pregare per lui. Il nuvo Papa, nelle congregazioni pre-conclave aveva parlato di un cristianesimo della misericordia e della letizia. I suoi preti prediletti sono quelli che lavorano nelle «villas miserias», le baraccopoli della capitale argentina. Senza scantonamenti dottrinali, cerca ogni soluzione possibile per far sentire a casa loro, nella comunità cristiana, anche i più lontani. La Chiesa, ripete, deve mostrare il volto della misericordia di Dio. 

 

Ecco le sue prime parole:

Fratelli e sorelle, buonasera.
Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati quasi a prenderlo alla fine del mondo ma siamo qui.
Vi ringrazio dell’accoglienza della comunità diocesana di roma al suo vescovo, e prima di tutto vorrei fare una preghiera per il nostro vescovo emerito Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca:
(recita del Padre Nostro, Ave Maria e Gloria)
E adesso incominciamo questo cammino, vescovo e popolo, vescovo e popolo. Questo cammino della chiesa di Roma che presiede a tutte le chiese, un cammino di amore e di fratellanza. Preghiamo per tutto il mondo, perchè ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa che oggi cominciamo, e che mi aiuterà il cardinale vicario qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione del mondo e per questa bella città. Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vorrei chiedervi un favore. Una preghiera, in silenzio. Facciamo in silenzio questa preghiera che… voi su di me.
(preghiera e grande silenzio in tutta la piazza)
Adesso darò una benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
(Dopo la benedizione parla di nuovo ai fedeli)
Fratelli e sorelle, vi lascio, grazie tanto per l’accoglienza. Ci vediamo presto, domani voglio andare a pregare per la madonna che ci conservi. Buona notte e buon riposo.

12 marzo 2013

Omelia–Missa pro eligendo Romano Pontifice

MISSA PRO ELIGENDO ROMANO PONTIFICE

OMELIA DEL CARDINALE ANGELO SODANO
DECANO DEL COLLEGIO CARDINALIZIO

Patriarcale Basilica di San Pietro
Martedì, 12 marzo 2013

Cari Concelebranti, distinte Autorità, Fratelli e Sorelle nel Signore!

"Canterò in eterno le misericordie del Signore" è il canto che ancora una volta è risuonato presso la tomba dell'Apostolo Pietro in quest'ora importante della storia della Santa Chiesa di Cristo. Sono le parole del Salmo 88 che sono fiorite sulle nostre labbra per adorare, ringraziare e supplicare il Padre che sta nei Cieli. "Misericordias Domini in aeternum cantabo": è il bel testo latino, che ci ha introdotto nella contemplazione di Colui che sempre veglia con amore sulla sua Chiesa, sostenendola nel suo cammino attraverso i secoli e vivificandola con il suo Santo Spirito.

Anche noi oggi con tale atteggiamento interiore vogliamo offrirci con Cristo al Padre che sta nei Cieli per ringraziarlo per l'amorosa assistenza che sempre riserva alla sua Santa Chiesa ed in particolare per il luminoso Pontificato che ci ha concesso con la vita e le opere del 265º Successore di Pietro, l'amato e venerato Pontefice Benedetto XVI, al quale in questo momento rinnoviamo tutta la nostra gratitudine.

Allo stesso tempo oggi vogliamo implorare dal Signore che attraverso la sollecitudine pastorale dei Padri Cardinali voglia presto concedere un altro Buon Pastore alla sua Santa Chiesa. Certo, ci sostiene in quest'ora la fede nella promessa di Cristo sul carattere indefettibile della sua Chiesa. Gesù, infatti, disse a Pietro: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa" (cfr. Mt 16,18).

Miei fratelli, le letture della Parola di Dio che or ora abbiamo ascoltato ci possono aiutare a comprendere meglio la missione che Cristo ha affidato a Pietro ed ai suoi Successori.

1. Il messaggio dell'amore

La prima lettura ci ha riproposto un celebre oracolo messianico della seconda parte del libro di Isaia, quella parte che è chiamata "il Libro della consolazione" (Is 40-66). È una profezia rivolta al popolo d'Israele destinato all'esilio in Babilonia. Per esso Dio annunzia l'invio di un Messia pieno di misericordia, un Messia che potrà dire: "Lo spirito del Signore Dio è su di me… mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l'anno di misericordia del Signore" (Is 61,1-3).

Il compimento di tale profezia si è realizzato appieno in Gesù, venuto al mondo per rendere presente l'amore del Padre verso gli uomini. È un amore che si fa particolarmente notare nel contatto con la sofferenza, l'ingiustizia, la povertà, con tutte le fragilità dell'uomo, sia fisiche che morali. È nota al riguardo la celebre Enciclica del Papa Giovanni Paolo II "Dives in misericor dia", che soggiungeva: "il modo in cui si manifesta l'amore viene appunto denominato nel linguaggio biblico 'misericordia'" (Ibidem, n. 3).

Questa missione di misericordia è stata poi affidata da Cristo ai Pastori della sua Chiesa. È una missione che impegna ogni sacerdote e vescovo, ma impegna ancor più il Vescovo di Roma, Pastore della Chiesa universale. A Pietro, infatti, Gesù disse: "Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?... Pasci i miei agnelli" (Gv 21,15). È noto il commento di S. Agostino a queste parole di Gesù: "sia pertanto compito dell'amore pascere il gregge del Signore"; "sit amoris officium pascere dominicum gregem" (In Iohannis Evangelium, 123, 5; PL 35, 1967).

In realtà, è quest'amore che spinge i Pastori della Chiesa a svolgere la loro missione di servizio agli uomini d'ogni tempo, dal servizio caritativo più immediato fino al servizio più alto, quello di offrire agli uomini la luce del Vangelo e la forza della grazia.

Così lo ha indicato Benedetto XVI nel Messaggio per la Quaresima di questo anno (cfr. n. 3). Leggiamo, infatti, in tale messaggio: "Talvolta si tende, infatti, a circoscrivere il termine 'carità' alla solidarietà o al semplice aiuto umanitario. È importante, invece, ricordare che massima opera di carità è proprio l'evangelizzazione, ossia il 'servizio della Parola'. Non v'è azione più benefica, e quindi caritatevole, verso il prossimo che spezzare il pane della Parola di Dio, renderlo partecipe della Buona Notizia del Vangelo, introdurlo nel rapporto con Dio: l'evangelizzazione è la più alta e integrale promozione della persona umana. Come scrive il Servo di Dio Papa Paolo VI nell'Enciclica Populorum progressio: è l'annuncio di Cristo il primo e principale fattore di sviluppo (cfr. n. 16)".

2. Il messaggio dell'unità

La seconda lettura è tratta dalla Lettera agli Efesini, scritta dall'Apostolo Paolo proprio in questa città di Roma durante la sua prima prigionia (anni 62-63 d.C.).

È una lettera sublime nella quale Paolo presenta il mistero di Cristo e della Chiesa. Mentre la prima parte è più dottrinale (cap. 1-3), la seconda, dove si inserisce il testo che abbiamo ascoltato, è di tono più pastorale (cap. 4-6). In questa parte Paolo insegna le conseguenze pratiche della dottrina presentata prima e comincia con un forte appello alla unità ecclesiale:"Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace (Ef 4,1-3).

S. Paolo spiega poi che nell'unità della Chiesa esiste una diversità di doni, secondo la multiforme grazia di Cristo, ma questa diversità è in funzione dell'edificazione dell'unico corpo di Cristo: "È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo" (cfr. 4,11-12).

È proprio per l'unità del suo Corpo Mistico che Cristo ha poi inviato il suo Santo Spirito ed allo stesso tempo ha stabilito i suoi Apostoli, fra cui primeggia Pietro come il fondamento visibile dell'unità della Chiesa.

Nel nostro testo San Paolo ci insegna che anche tutti noi dobbiamo collaborare ad edificare l'unità della Chiesa, poiché per realizzarla è necessaria "la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro" (Ef 4,16). Tutti noi, dunque, siamo chiamati a cooperare con il Successore di Pietro, fondamento visibile di tale unità ecclesiale.

3. La missione del Papa

Fratelli e sorelle nel Signore, il Vangelo di oggi ci riporta all'ultima cena, quando il Signore disse ai suoi Apostoli: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Gv 15,12). Il testo si ricollega così anche alla prima lettura del profeta Isaia sull'agire del Messia, per ricordarci che l'atteggiamento fondamentale dei Pastori della Chiesa è l'amore. È quell'amore che ci spinge ad offrire la propria vita per i fratelli. Ci dice, infatti, Gesù: "nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,12).

L'atteggiamento fondamentale di ogni buon Pastore è dunque dare la vita per le sue pecore(cfr. Gv 10,15). Questo vale soprattutto per il Successore di Pietro, Pastore della Chiesa universale. Perché quanto più alto e più universale è l'ufficio pastorale, tanto più grande deve essere la carità del Pastore. Per questo nel cuore di ogni Successore di Pietro sono sempre risuonate le parole che il Divino Maestro rivolse un giorno all'umile pescatore di Galilea: "Diligis me plus his? Pasce agnos meos… pasce oves meas"; "Mi ami più di costoro? Pasci i miei agnelli… pasci le mie pecorelle!" (cfr. Gv 21,15-17).

Nel solco di questo servizio d'amore verso la Chiesa e verso l'umanità intera, gli ultimi Pontefici sono stati artefici di tante iniziative benefiche anche verso i popoli e la comunità internazionale, promovendo senza sosta la giustizia e la pace. Preghiamo perché il futuro Papa possa continuare quest'incessante opera a livello mondiale.

Del resto, questo servizio di carità fa parte della natura intima della Chiesa. L'ha ricordato il Papa Benedetto XVI dicendoci: "anche il servizio della carità è una dimensione costitutiva della missione della Chiesa ed è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza" (Lettera apostolica in forma di Motu proprio Intima Ecclesiae natura, 11 novembre 2012, proemio; cfr. Lettera Enciclica Deus caritas est, n. 25).

È una missione di carità che è propria della Chiesa, ed in modo particolare è propria della Chiesa di Roma, che, secondo la bella espressione di S. Ignazio d'Antiochia, è la Chiesa che "presiede alla carità"; "praesidet caritati" (cfr. Ad Romanos, praef.; Lumen gentium, n. 13).

Miei fratelli, preghiamo perché il Signore ci conceda un Pontefice che svolga con cuore generoso tale nobile missione. Glielo chiediamo per intercessione di Maria Santissima, Regina degli Apostoli, e di tutti i Martiri ed i Santi che nel corso dei secoli hanno reso gloriosa questa Chiesa di Roma. Amen!

8 marzo 2013

E Scola torna papabile. Con lui anche gli americani

(Andrea Tornielli – Vatican Insider) - Dopo quattro giorni di discussioni e sei congregazioni generali, in aula ma ancor di più nei colloqui a tu per tu che avvengono lontano da occhi indiscreti sembrano delinearsi meglio i gruppi e i «papabili» più forti. Tra questi è in crescita il nome dell’arcivescovo di Milano Angelo Scola. Considerato fin dall’inizio uno dei possibili candidati al Soglio, su di lui potrebbero convergere i voti di diversi cardinali americani e di altri elettori europei, dalla Germania ai Paesi dell’Est, oltre che di qualche italiano. Non va poi dimenticato che anche grazie all’iniziativa della Fondazione Oasis, il porporato ambrosiano ha intessuto rapporti pure con le Chiese orientali, ad esempio con il patriarca libanese Bechara Rai.

Scola è stato tenuto in particolare considerazione da Benedetto XVI, che l’ha trasferito dalla sede patriarcale di Venezia a quella di Milano. Una decisione inedita letta da più di qualcuno come una segnalazione. E non è un mistero che Papa Ratzinger, condividendo il suggerimento del cardinale Camillo Ruini, aveva pensato a lui anche nel 2007 per l’incarico di presidente della Conferenza episcopale italiana. Allora fu il neo-Segretario di Stato Tarcisio Bertone a opporsi e la nomina fu lasciata cadere. Scola è dunque percepito come estraneo alla Curia romana e alla gestione che l’ha caratterizzata in questi ultimi anni. A motivo della sua conoscenza internazionale potrebbe essere uno dei due candidati forti fin dalla prima votazione nel conclave che si aprirà la prossima settimana.

L’altro candidato che al momento si prevede possa partire con un buon numero di voti, è il brasiliano Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo, che vanta una lunga esperienza curiale e vaticana e avrebbe il sostegno di alcuni autorevoli porporati della Curia, dall’ex Prefetto dei vescovi Giovanni Battista Re al decano Angelo Sodano (che però non entrerà nella Sistina a votare).

Bisognerà vedere quanto peso avranno le discussioni di questi giorni, le critiche alla gestione curiale, la voglia di rinnovamento. E anche quanti saranno i voti convogliati su altri candidati, come il canadese Marc Ouellet, l’ungherese Peter Erdö, i latinoamericani Bergoglio, Robles Ortega e Rodriguez Maradiaga; gli outsider Ranijth, Tagle e O’Malley (quest’ultimo legato a Scola da rapporti di stima).

Tutte le possibilità sono aperte. Ma già dal secondo giorno di conclave gli equilibri potrebbero cambiare e come avvenne nella seconda elezione del 1978, potrebbe profilarsi una sorpresa.

(©2011 La Stampa - LaStampa.it Tutti i diritti riservati.)

7 marzo 2013

Quinta Congregazione: nessuna data su inizio Conclave. P. Lombardi su fonti anonime: assumersi responsabilità

(Radio Vaticana – News.va) - Stamani nell’Aula nuova del Sinodo, in Vaticano, si è svolta la quinta Congregazione generale del Collegio Cardinalizio in vista del Conclave. Nel pomeriggio si terrà la sesta Congregazione. In questo momento il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, sta tenendo il consueto briefing con i giornalisti: ha affermato innanzitutto che non è stata ancora decisa la data del Conclave. 152 i cardinali presenti alla quinta Congregazione. Manca ancora un solo cardinale elettore, il vietnamita Pham Minh Man, atteso per oggi, perché sia completato il numero dei porporati, in tutto 115, che parteciperanno al Conclave.
Padre Lombardi ha poi smentito quanto diffuso da un’agenzia, che diceva: “I cerimonieri pontifici hanno prenotato una Messa Pro eligendo Pontifice nella Basilica vaticana lunedì pomeriggio, quindi il Conclave comincerà lunedì”. Mons. Marini, Maestro delle Cerimonie pontificie - interpellato dallo stesso padre Lombardi - ha precisato che non c’è nessuna prenotazione fatta a suo nome per celebrare una Messa Pro eligendo Pontifice lunedì pomeriggio. Tra l’altro - ha detto padre Lombardi - non è compito del Maestro delle Cerimonie prenotare la Basilica di San Pietro; questo è un annuncio che d' una decisione del Collegio dei cardinali. Quindi - ha ribadito - la notizia non ha nessun fondamento. Tra l'altro - ha proseguito - una Missa Pro eligendo Pontifice è una Messa che tutti i sacerdoti possono dire in questi giorni, pregando lo Spirito Santo perché aiuti la Chiesa in questa situazione. Quindi - ha detto - non è che ogni Missa Pro eligendo Pontifice sia la Messa di inaugurazione del Conclave.
Oggi sono stati sorteggiati i nuovi tre membri che assistono il cardinale camerlengo: sono il cardinale Raï, per l’Ordine dei Vescovi, patriarca maronita; il cardinale Monsengwo, per l’Ordine del Presbiteri, e il cardinale De Paolis per l’Ordine dei Diaconi, che hanno preso posto al banco della presidenza. Durano tre giorni in carica.
"Ieri - ha detto padre Lombardi - erano state chieste informazioni a proposito di un possibile messaggio o telegramma in occasione della morte del presidente venezuelano Hugo Chavez: effettivamente questa mattina il cardinale decano ha letto il testo di un telegramma da inviare a nome del Collegio cardinalizio ai governanti del Venezuela, concretamente a Maduro che è facente funzione, in questo momento, in occasione della morte del presidente Hugo Chavez". In questo caso - non essendoci il Papa – il messaggio è stato inviato dal decano a nome del Collegio cardinalizio che è l’autorità che governa la Chiesa.
Gli interventi di questa mattina sono stati 16 in totale: i primi tre sono stati da parte dei responsabili dei dicasteri economici, cardinali Versaldi, Calcagno e Bertello. Versaldi è il prefetto della Prefettura per gli Affari economici, Calcagno è il presidente dell’Apsa, dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, e Bertello è il presidente del Governatorato. . Nella Costituzione apostolica “Pastor Bonus”, al numero 171 - ha proseguito - si dice che il Camerlengo, in occasione di Sede vacante, deve provvedere a fare avere al Collegio cardinalizio relazioni, informazioni sullo stato patrimoniale ed economico della Santa Sede (La “Pastor Bonus” all’articolo 171, paragrafo 2). Quindi, in ottemperanza a questo articolo, questa mattina il camerlengo ha provveduto a chiedere - e hanno dato la parola ai tre capi dicastero competenti - di fare un intervento, naturalmente sintetico, non è una amplissima relazione, ma un intervento sintetico, a seconda delle loro competenze. Naturalmente i cardinali sono a disposizione poi di tutti i membri del Collegio per eventuali approfondimenti o integrazioni.
Naturalmente - ha aggiunto padre Lombardi - la procedura per avere tutti i bilanci in forma completa prevede dei tempi diversi ogni anno, per cui i bilanci consuntivi dell’anno precedente vengono poi discussi dai 15 cardinali e pubblicati in un comunicato a luglio; quindi, questa è una procedura rapida per poter dare un’informazione essenziale e sintetica in tempo breve.
Gli altri interventi - ha detto padre Lombardi - hanno di nuovo spaziato in modo molto ampio, quindi secondo l’ordine della richiesta di parola e non secondo una organizzazione tematica. Quindi, i grandi temi sono rimasti l’evangelizzazione, l’impegno della Chiesa nel mondo di oggi, la Santa Sede, i dicasteri della Curia romana, i rapporti con gli episcopati, il profilo o le attese nei confronti del nuovo Papa ecc... Questa mattina si è parlato anche di dialogo ecumenico, di carità e di impegno della Chiesa nei confronti dei poveri. Padre Lombardi ha sottolineato che c'è anche un lungo intervallo di almeno mezz’ora e anche più, in cui c’è un intenso colloquio e incontro tra i singoli cardinali che quindi possono scambiarsi impressioni o prendere appuntamenti o organizzare la loro ulteriore ricerca di informazione. Padre lombardi ha poi evidenziato un'ultima annotazione sugli interventi e cioè che continua la grande e totale varietà geografica e culturale di questi interventi: c’è veramente un’ampia partecipazione di tutte le lingue e di tutte le nazioni.
Quindi, sono state mostrate ai giornalisti le immagini dei lavori per preparare la Sistina al Conclave. E' stato mostrato l'oscuramento delle vetrate proprio al limite della zona del Conclave, in modo tale che da fuori non si possa vedere distintamente all’interno dell’area che costituisce il Conclave. Poi sono state mostrate le operazioni di montaggio del pavimento.
Domani saranno mostrate le stanze della Domus Sanctae Marthae, dove abiteranno i cardinali durante il Conclave. "Non ve le faccio vedere oggi - ha scherzato padre Lombardi - se no mi chiedete di nuovo quando comincia il Conclave".
Per quanto riguarda la procedura della decisione della data del Conclave, questo - ha detto - dipende dal Collegio cardinalizio, il che vuol dire che il decano che conduce le riunioni cerca di percepire qual è il sentire del Collegio e quando sia il momento opportuno per proporre eventualmente la questione della data e di una votazione sulla data. Per ora, non è stato fatto. Quindi se la data non è stata ancora decisa vuol dire che c’è ancora un cammino di riflessione, di informazione o che c’è il desiderio, anche per correttezza, di attendere anche il cardinale vietnamita che dovrebbe arrivare oggi.
Alla domanda di un giornalista su quando si potrà vedere il camino sulla Sistina, padre Lombardi ha risposto che non gli risulta ancora stabilito, "probabilmente proprio perché non è stabilito l’inizio del Conclave e non si vuole considerare che con un camino si dia l’annuncio ufficiale dell’inizio del Conclave".
Poi, ad una domanda sul valore delle interviste anonime, con citazioni di alti prelati non precisati, padre Lombardi ha detto: "Se uno ha delle cose da dire meglio che le dica chiaramente dicendo il suo nome e cognome prendendo le sue responsabilità oppure non le dica, questa è la mia personale linea di condotta". Poi ognuno ha il suo modo di leggere e valutare queste interviste: "Quindi, se sono una fonte attendibile, se è un’informazione corretta, questo, a voi la valutazione. Per una informazione, un’intervista analoga che era apparsa mesi fa, molto simile come impostazione, avevo avuto modo – in un contesto diverso – di dire molto semplicemente che c’erano delle informazioni false, come era evidente".
Un giornalista è tornato a fare una domanda sulla possibilità che oggi pomeriggio ci sia una decisione oppure no sulla data del Conclave: "io sarei più per il no che per il sì - ha detto padre Lombardi - Però, io devo essere onesto e prudente: non dipende da me, e quindi non do nessuna certezza. Quello su cui potete essere certi è che se invece c’è una decisione, io alle 19, uscendo dall’Aula, mando l’sms, mando il messaggio che dice che è stato deciso. Evidentemente, so che questa è la notizia che tutti aspettate e che anche io mi aspetto, e quindi bisogna darla tempestivamente in modo chiaro". Tuttavia - ha sottolineato - la fase preparatoria al conclave è assolutamente fondamentale: "La valutazione in una situazione come questa che è anche una situazione abbastanza nuova, per quanto riguarda la situazione della Chiesa, la rinuncia di un Papa, è una cosa diversa dal solito, e i problemi del mondo di oggi sono complessi. Richiede evidentemente una riflessione e un’informazione reciproca importante". Molti cardinali - ha detto padre Lombardi - hanno l’esigenza di approfondire le varie questioni: "Quindi – ha precisato - io trovo, onestamente, molto normale, molto naturale e anche molto saggio che non si decida".
Alla domanda di un giornalista su presunti cardinali italiani che avrebbero fatto trapelare notizie al di fuori delle congregazioni generali, padre Lombardi ha risposto: “Chi manchi alla riservatezza, io non lo so. Se qualcuno lo sa, lo dica pure, ma io non lo so. Quindi, dire ‘i cardinali italiani stanno mancando alla riservatezza’, io non lo accetto”.

La Curia zittisce gli americani “Parlate troppo”

(Giacomo Galeazzi – Vatican insider) - Oggi i 115 elettori sono tutti a Roma quindi si può fissare l’ingresso nella Cappella Sistina. Nelle congregazioni prende piede l’ipotesi che l’elezione pontificia cominci domenica o lunedì. Stamattina giurano gli ultimi conclavisti e nel pomeriggio si potrebbe votare la data d’inizio conclave. Con l’arrivo del polacco Nycz, del vietnamita Pham Minh Man, del tedesco Lehmann, dell’egiziano Naguib e del cinese Tong Hon è scattata l’ora X. «La scelta può legittimamente essere presa», spiega ai porporati l’arcivescovo giurista Sciacca che assiste Bertone nella sede vacante.
Non c’è ancora la data ma già la Curia impone ai porporati il «black out» informativo. Le tensioni andavano avanti da qualche giorno, sotto traccia, finché ieri mattina è esploso lo scontro tra «romani» e «stranieri».

CardinaliIl decano Sodano e il camerlengo Bertone (alleati contro gli extra-curiali dopo otto anni di reciproca ostilità) hanno cercato fino all’ultimo di arginare il compatto gruppo dei cardinali Usa. In un’ottica di trasparenza le eminenze statunitensi avevano finora gestito un’informazione parallela sui temi del conclave, organizzando un briefing quotidiano al Collegio Nordamericano che li ospita. Per questo, attraverso Re, lunedì sera era stato incaricato il più curiale degli americani, Rigali, di far presente ai confratelli che «non era opportuno». Martedì ci aveva provato il anche il conclavista sodaniano, Lajolo ad ammonirli: «Gli americani parlano di più con la stampa perché hanno il loro stile, sono espansivi». Una «glasnost» che viola secolare discrezione e felpate cautele. Niente da fare e allora, prima che si tenesse l’ennesimo briefing, al tavolo della presidenza (Bertone, Sodano) hanno ceduto all’irritazione crescente e il richiamo è arrivato come uno schiaffo nel pieno dell’Aula del Sinodo. «È stata espressa preoccupazione in congregazione sulla fuga di notizie», ha poi spiegato la portavoce dei cardinali Usa, suor Mary Anna Walsh. La conferenza stampa di Dolan prevista per le 14,30 è stata cancellata un’ora prima.

«A titolo precauzionale i cardinali hanno concordato di non dare interviste», aggiunge suor Walsh secondo cui le lamentele riguardano i media italiani (in particolare un reportage de «La Stampa») che hanno come fonti alcuni porporati. Se gli americani sono arrivati a Roma convinti che dietro la fuga di documenti riservati della Santa Sede non ci fosse solo il maggiordomo papale Paolo Gabriele ma una Curia senza governance, ora lo pensano ancora di più. Il termine scelto per ben due volte da suor Walsh non è casuale: «Leaks», come i Wikileaks e i Vatileaks. Nel collegio cardinalizio, chiarisce il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, «sono tutti corresponsabili del cammino in corso e ognuno deve saper bilanciare l’esigenza della riservatezza con le altre».

Le frizioni erano già emerse nei giorni scorsi. Troppo diverse le due linee di comportamento: una abbottonatissima, soprattutto per i cardinali italiani, l’altra, dei porporati Usa, aperta al confronto con i media e pronta a mettere sul piatto della discussione qualsiasi argomento, da Vatileaks alla pedofilia, dai tempi del conclave alla Curia. Il bavaglio imposto dal «partito romano» agli «yankees» potrebbe rivelarsi un clamoroso boomerang. Una fumata stelle e strisce è ritenuta plausibile anche dal ruiniano Dino Boffo. «Non mi stupirebbe un Papa proveniente dal mondo nuovo». Il direttore della tv dei vescovi indica un modello per la lotta agli abusi:«Guardiamo alla diocesi di Boston, che era una delle più colpite, adesso il seminario pieno e i fedeli sono tornati a fare offerte». Segno che si è andati nella giusta direzione. Ieri pomeriggio a San Pietro la preghiera (guidata da Comastri e non da Sodano come annunciato) per invocare la discesa dello Spirito Santo sul conclave.

Nel giorno del briefing annullato degli americani, la Segreteria di Stato vaticana ha inviato dall’account @TerzaLoggia il suo primo tweet:«In questo momento di particolare importanza, ci uniamo a tutta la Chiesa in preghiera per il futuro Pontefice». Ma conclavisti in silenzio stampa.«Tacite ora».

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5 marzo 2013

Aggiornamenti Live

Sulla nostra pagina FACEBOOK troverete la cronaca live di tutto quello che avviene in questi giorni in Vaticano, inizieremo alle 13.00 con la Conferenza Stampa di Padre Lombardi.

Seguiteci, ci aspettiamo tanti MI PIACE!

4 marzo 2013

Le aspettative dei fedeli

Daniel Dibisceglie – Un Papa giovane, aperto al dialogo, che non abbia timore di affrontare gli scandali, queste sono le aspettative dei fedeli per questo conclave, non si vuole ne un nuovo Benedetto XVI ne un Giovanni Paolo II ma un misto delle due importanti figure.

Il nuovo Pontefice dovrà guidare una barca in tempesta e dovrà condurla in acque tranquille, aspettative difficili ma si pensano già ad alcuni nomi, dagli italiani Scola, Bagnasco, Bertone e Ravasi, agli americani O’Manley (Frate Cappuccino), Dolan e DiNardo, al canadese Ouellet al filippino Tagle, figure importanti e conosciute ma nulla sarà certo finché non avremmo la tanto attesa fumata bianca.

Secondo indiscrezioni si pensa ad un inizio del conclave per settimana prossima, si ha l’urgenza di una nuova guida, quindi si prevede un conclave breve che permetta alla Chiesa di avere un nuovo Papa una settimana prima della Settimana Santa, la Messa di Inizio Pontificato potrebbe essere già domenica 17 marzo, sempre se queste indiscrezioni saranno realtà. Nei prossimi giorni le congregazioni generali stabiliranno la data esatta dell’inizio del conclave che sarà preceduto dalla Messa Pro Eligendo Pontefice.

Sede Vacante 1–Prima Congregazione generale

(News.va) - Nell’Aula nuova del Sinodo, in Vaticano, si è svolta stamani la prima Congregazione generale del Collegio cardinalizio. Alle 17 è prevista la seconda riunione. Si tratta dei primi passaggi che porteranno i porporati a scegliere, nei prossimi giorni, la data di inizio Conclave per eleggere il nuovo Papa. Nel briefing con i giornalisti, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha riferito che erano presenti 142 cardinali, di cui 103 elettori, dunque devono arrivare a Roma (tra oggi pomeriggio e domani mattina) ancora 12 cardinali elettori: in Conclave infatti sono attesi 115 porporati. Si è iniziato con la preghiera del Veni Sancte Spiritus. Nel suo intervento di saluto, il cardinale decano Angelo Sodano, ha parlato del significato di questo evento. Poi si è svolta la cerimonia del giuramento di ogni cardinale. Il cardinale camerlengo Tarcisio Bertone ha avanzato la proposta, approvata, che padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, tenga nel pomeriggio la prima meditazione delle Congregazioni generali. Il Collegio dei cardinali ha poi approvato la proposta del cardinale decano Sodano di inviare un messaggio al Papa emerito.
Un altro adempimento della Congregazione di questa mattina - ha detto padre Lombardi - è stata l’elezione, per sorteggio, dei tre assistenti del camerlengo. Nella Costituzione si parla della Congregazione particolare, quella cioè che tratta gli argomenti di carattere più pratico, guidata dal camerlengo, ma costituita anche con lui, da tre cardinali, suoi assistenti, che vengono sorteggiati fra gli elettori presenti a Roma. Sono stati sorteggiati e quindi nominati assistenti: il cardinale Re per l’Ordine dei Vescovi; il cardinale Sepe per l’Ordine dei Presbiteri; e il cardinale Rodé per l’Ordine dei Diaconi. Quindi questi porporati per tre giorni sono i tre assistenti del camerlengo nella Congregazione particolare. Dopo tre giorni se ne devono sorteggiare altri tre affinché vi sia una rotazione. Nella mattinata sono intervenuti 13 cardinali con riflessioni brevi ma intense.
C'è stato anche un intervallo durante la prima Congregazione, durato circa mezz’ora abbondante per una pausa caffè: padre Lombardi ha precisato che questo contesto è stato anche un momento significativo di contatti personali, di incontri, di scambi, anche ad un livello più particolare e non solo nell’assemblea nel suo insieme. Quindi un tempo importante. E’ stato allestito un buffet nell’Aula Paolo VI perché l’atrio è impegnato dal media center. I cardinali possono incontrarsi, prendere un po’ di caffè, riposarsi un poco in un clima di grande familiarità e serenità.
La prima riunione dei cardinali preliminare al Conclave – ha concluso il direttore della Sala Stampa vaticana - si è svolta in una atmosfera di grande serenità e di grande costruttività. Dunque un inizio molto positivo, sereno e promettente di un cammino intenso che durerà tutta la settimana. Padre Lombardi ha precisato che nei prossimi giorni sarà decisa la data di inizio del Conclave. Per l'evento si sono accreditati 4300 giornalisti.

8 gennaio 2013

Politici senza rispetto

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(T.e.P.) – Si pensava in un gruppo di cattolici praticanti in politica, ma questo è del tutto falso, qualche “politico” si reca alle importanti celebrazioni liturgiche solo per visibilità e per ottenere un consenso dagli elettori cattolici.
Durante la Santa Messa dell’Epifania nella Basilica di San Pietro il Presidente del Consiglio Mario Monti presente in prima fila è stato fotografato mentre telefonava senza porsi troppi problemi, la stessa moglie risulta sorpresa nella foto e anche un po’ amareggiata.
Noi ora ci chiediamo sono questi i cattolici che vogliamo in politica? Monti non è onnipotente porti rispetto almeno in Chiesa!

29 ottobre 2012

Il Papa presiede la Messa di chiusura del Sinodo. Angelus: nuova evangelizzazione è figlia del Concilio

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - La luce della fede è una ricchezza preziosa per la vita dell’uomo: così Benedetto XVI in San Pietro nella Messa conclusiva del 13.mo Sinodo generale dedicato alla nuova evangelizzazione. Nella sua omelia, il Papa ha ribadito che la Chiesa ha il compito di evangelizzare e che è dovere di tutti i cristiani annunciare il Vangelo con gioia. Tra le preghiere dei fedeli, anche una in arabo per imagela pace in Siria e in Medio Oriente. Il sevizio di Isabella Piro:
È Bartimeo il modello che Benedetto XVI indica all’uomo contemporaneo che ha perso la speranza e il senso dell’esistenza. Bartimeo, il cieco narrato dal Vangelo di Marco, è colui che ha perso la vista, ovvero la luce della fede, ma ne è consapevole e si affida al Signore, riacquistando “la pienezza della propria dignità” e divenendo discepolo di Gesù:
"Bartimeo rappresenta l’uomo che ha bisogno della luce di Dio, la luce della fede, per conoscere veramente la realtà e camminare nella via della vita. Essenziale è riconoscersi ciechi, bisognosi di questa luce, altrimenti si rimane ciechi per sempre".
Ma Bartimeo non è solo cieco: è anche un mendicante, una persona che ha perduto una grande ricchezza. La sua condizione “ci fa pensare – dice il Papa – ci invita a riflettere sul fatto che ci sono ricchezze preziose per la nostra vita che possiamo perdere, e che non sono materiali”:
"Bartimeo potrebbe rappresentare quanti vivono in regioni di antica evangelizzazione, dove la luce della fede si è affievolita, e si sono allontanati da Dio, non lo ritengono più rilevante per la vita: persone che perciò hanno perso una grande ricchezza, sono 'decadute' da un’alta dignità - non quella economica o di potere terreno, ma quella cristiana - hanno perso l’orientamento sicuro e solido della vita e sono diventati, spesso inconsciamente, mendicanti del senso dell’esistenza. Sono le tante persone che hanno bisogno di una nuova evangelizzazione.
“La nuova evangelizzazione riguarda tutta la vita della Chiesa”, evidenzia Benedetto XVI guardando al Sinodo appena concluso. Tre, dunque, sono le linee pastorali suggerite dal Papa: la prima riguarda l’importanza dei sacramenti e il richiamo alla santità:
"I veri protagonisti della nuova evangelizzazione sono i Santi: essi parlano un linguaggio a tutti comprensibile con l’esempio della vita e con le opere della carità".
In secondo luogo, la nuova evangelizzazione deve connettersi con la missio ad gentes, con “un rinnovato dinamismo missionario i cui protagonisti sono soprattutto gli operatori pastorali e i fedeli laici”:
"Tutti gli uomini hanno il diritto di conoscere Gesù Cristo e il suo Vangelo; e a ciò corrisponde il dovere dei cristiani, di tutti i cristiani – sacerdoti, religiosi e laici –, di annunciare la Buona Notizia".
Infine, sottolinea Benedetto XVI, “la Chiesa ha un’attenzione particolare” verso i battezzati non praticanti, affinché “riscoprano la gioia della fede”:
"La Chiesa cerca di adoperare anche metodi nuovi, curando pure nuovi linguaggi, appropriati alle differenti culture del mondo, proponendo la verità di Cristo con un atteggiamento di dialogo e di amicizia che ha fondamento in Dio che è Amore".
D’altronde, conclude il Santo Padre, i nuovi evangelizzatori hanno una caratteristica: la gioia del cuore, che deriva dall’incontro con Cristo. Di qui, l’invito – sulla scia di San Clemente di Alessandria – a “cancellare l’oblio della verità; l’ignoranza”, per “contemplare il vero Dio”.
All’Angelus, poi, Benedetto XVI torna a riflettere sul Sinodo come “momento forte di comunione ecclesiale” che permette di “sperimentare la bellezza di essere Chiesa” nel mondo attuale, “con le sue fatiche e le sue speranze”. Ribadendo l’esigenza di “un annuncio rinnovato del Vangelo nelle società secolarizzate” e l’impegno “per il rinnovamento spirituale della Chiesa stessa”, il Papa spiega che cercherà di elaborare “una sintesi organica e indicazioni coerenti” di tutte le proposte del Sinodo.
Quindi, il richiamo all’Anno della Fede, inaugurato l’11 ottobre a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II:
“Ripensare (…) alla stagione conciliare, è stato quanto mai favorevole, perché ci ha aiutato a riconoscere che la nuova evangelizzazione non è una nostra invenzione, ma è un dinamismo che si è sviluppato nella Chiesa in modo particolare dagli anni ‘50 del secolo scorso, quando apparve evidente che anche i Paesi di antica tradizione cristiana erano diventati, come si suol dire, 'terra di missione'".
Nei saluti in varie lingue, infine, il Santo Padre si è rivolto con affetto ai circa mille fedeli del Perù riuniti nella Confraternita del “Señor de los Milagros”, che hanno sfilato in processione con l’immagine di Cristo da Via della Conciliazione a Piazza San Pietro.

24 ottobre 2012

6 nuovi Cardinali per la Chiesa

Città del Vaticano (News.va) - Il Papa, al termine dell’udienza generale, ha annunciato “con grande gioia” che il prossimo 24 novembre terrà un Concistoro nel quale nominerà 6 nuovi membri del Collegio Cardinalizio. I nuovi porporati sono mons. James Michael Harvey, prefetto della Casa Pontificia, che ha in animo di nominare arciprete della Basilica Papale di San Paolo fuori le mura; Sua Beatitudine Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano); Sua Beatitudine Baselios Cleemis Thottunkal, arcivescovo maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi (India); mons. John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja (Nigeria); mons. Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotà (Colombia); mons. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila (Filippine).
"I cardinali – ha detto il Papa - hanno il compito di aiutare il Successore di Pietro nello svolgimento del suo Ministero di confermare i fratelli nella fede e di essere principio e fondamento dell’unità e della comunione della Chiesa". I nuovi cardinali – ha aggiunto - "svolgono il loro ministero a servizio della Santa Sede o quali Padri e Pastori di Chiese particolari in varie parti del mondo. Benedetto XVI ha quindi invitato tutti “a pregare per i nuovi eletti, chiedendo la materna intercessione della Beata Vergine Maria, perché sappiano sempre amare con coraggio e dedizione Cristo e la sua Chiesa”.

Il Papa all'udienza generale: la fede trasforma la vita e la rende ricca di gioia e speranza

Città del Vaticano (Radio Vaticana) - Il Papa, durante l’udienza generale in Piazza San Pietro, ha proseguito il nuovo ciclo di catechesi dedicato all’Anno della Fede, ciclo iniziato mercoledì scorso. Oggi si è soffermato sul senso della fede cristiana in questo nostro tempo, partendo da alcune domande: "che cosa è la fede? Ha ancora senso la fede in un mondo in cui scienza e tecnica hanno aperto orizzonti fino a poco tempo fa impensabili? Che cosa significa credere oggi? In effetti, nel nostro tempo è necessaria una rinnovata educazione alla fede, che comprenda certo una conoscenza delle sue verità e degli eventi della salvezza, ma che soprattutto nasca da un vero incontro con Dio in Gesù Cristo, dall’amarlo, dal dare fiducia a Lui, così che tutta la vita ne sia coinvolta”.
“Oggi – ha proseguito - insieme a tanti segni di bene, cresce intorno a noi anche un certo deserto spirituale. A volte, si ha come la sensazione, da certi avvenimenti di cui abbiamo notizia tutti i giorni, che il mondo non vada verso la costruzione di una comunità più fraterna e più pacifica; le stesse idee di progresso e di benessere mostrano anche le loro ombre. Nonostante la grandezza delle scoperte della scienza e dei successi della tecnica, oggi l’uomo non sembra diventato veramente più libero, più umano; permangono tante forme di sfruttamento, di manipolazione, di violenza, di sopraffazione, di ingiustizia… Un certo tipo di cultura, poi, ha educato a muoversi solo nell’orizzonte delle cose, del fattibile, a credere solo in ciò che si vede e si tocca con le proprie mani. D’altra parte, però, cresce anche il numero di quanti si sentono disorientati e, nella ricerca di andare oltre una visione solo orizzontale della realtà, sono disponibili a credere a tutto e al suo contrario. In questo contesto riemergono alcune domande fondamentali, che sono molto più concrete di quanto appaiano a prima vista: che senso ha vivere? C’è un futuro per l’uomo, per noi e per le nuove generazioni? In che direzione orientare le scelte della nostra libertà per un buon esito e felice della vita? Che cosa ci aspetta oltre la soglia della morte?”
Ha sottolineato quindi che “da queste insopprimibili domande emerge come il mondo della pianificazione, del calcolo esatto e della sperimentazione, in una parola il sapere della scienza, pur importante per la vita dell’uomo, da solo non basta. Noi abbiamo bisogno non solo del pane materiale, abbiamo bisogno di amore, di significato e di speranza, di un fondamento sicuro, di un terreno solido che ci aiuti a vivere con un senso autentico anche nella crisi, nelle oscurità, nelle difficoltà e nei problemi quotidiani. La fede ci dona proprio questo: è un fiducioso affidarsi a un «Tu», che è Dio, il quale mi dà una certezza diversa, ma non meno solida di quella che mi viene dal calcolo esatto o dalla scienza. La fede non è un semplice assenso intellettuale dell’uomo a delle verità particolari su Dio; è un atto con cui mi affido liberamente a un Dio che è Padre e mi ama; è adesione a un «Tu» che mi dona speranza e fiducia. Certo questa adesione a Dio non è priva di contenuti: con essa siamo consapevoli che Dio stesso si è mostrato a noi in Cristo, ha fatto vedere il suo volto e si è fatto realmente vicino a ciascuno di noi. Anzi, Dio ha rivelato che il suo amore verso l’uomo, verso ciascuno di noi, è senza misura: sulla Croce, Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio fatto uomo, ci mostra nel modo più luminoso a che punto arriva questo amore, fino al dono di se stesso, fino al sacrificio totale. Con il mistero della Morte e Risurrezione di Cristo, Dio scende fino in fondo nella nostra umanità per riportarla a Lui, per elevarla alla sua altezza. La fede è credere a questo amore di Dio che non viene meno di fronte alla malvagità dell’uomo, di fronte al male e alla morte, ma è capace di trasformare ogni forma di schiavitù, donando la possibilità della salvezza. Avere fede, allora, è incontrare questo «Tu», Dio, che mi sostiene e mi accorda la promessa di un amore indistruttibile che non solo aspira all’eternità, ma la dona; è affidarmi a Dio con l’atteggiamento del bambino, il quale sa bene che tutte le sue difficoltà, tutti i suoi problemi sono al sicuro nel «tu» della madre. E questa possibilità di salvezza attraverso la fede è un dono che Dio offre a tutti gli uomini. Penso che dovremmo meditare più spesso - nella nostra vita quotidiana, caratterizzata da problemi e situazioni a volte drammatiche, dobbiamo riflettere sul fatto che credere cristianamente significa questo abbandonarmi con fiducia al senso profondo che sostiene me e il mondo, quel senso che noi non siamo in grado di darci, ma solo di ricevere come dono, e che è il fondamento su cui possiamo vivere senza paura. E questa certezza liberante e rassicurante della fede dobbiamo essere capaci di annunciarla con la parola e di mostrarla con la nostra vita di cristiani”.
“Attorno a noi, però – ha aggiunto - vediamo ogni giorno che molti rimangono indifferenti o rifiutano di accogliere questo annuncio". Il Papa ricorda le parole di Gesù Alla fine del Vangelo di Marco: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato», cioè "perde se stesso. Vorrei invitarvi a riflettere su questo. La fiducia nell’azione dello Spirito Santo, ci deve spingere sempre ad andare e predicare il Vangelo, alla coraggiosa testimonianza della fede; ma, oltre alla possibilità di una risposta positiva al dono della fede, vi è anche il rischio del rifiuto del Vangelo, della non accoglienza dell’incontro vitale con Cristo. Già sant’Agostino poneva questo problema in un suo commento alla parabola del seminatore: «Noi parliamo - diceva -, gettiamo il seme, spargiamo il seme. Ci sono quelli che disprezzano, quelli che rimproverano, quelli che irridono. Se noi temiamo costoro, non abbiamo più nulla da seminare e il giorno della mietitura resteremo senza raccolto. Perciò venga il seme della terra buona» (Discorsi sulla disciplina cristiana, 13,14: PL 40, 677-678). Il rifiuto, dunque, non può scoraggiarci. Come cristiani siamo testimonianza di questo terreno fertile: la nostra fede, pur nei nostri limiti, mostra che esiste la terra buona, dove il seme della Parola di Dio produce frutti abbondanti di giustizia, di pace e di amore, di nuova umanità, di salvezza, e tutta la storia della Chiesa, con tutti i problemi, dimostra anche che esiste la terra buona, esiste il seme buono e porta frutto”.
Il Papa poi si chiede: “da dove attinge l’uomo quell’apertura del cuore e della mente per credere nel Dio che si è reso visibile in Gesù Cristo morto e risorto, per accogliere la sua salvezza, così che Lui e il suo Vangelo siano la guida e la luce dell’esistenza? Noi possiamo credere in Dio perché Egli si avvicina a noi e ci tocca, perché lo Spirito Santo, dono del Risorto, ci rende capaci di accogliere il Dio vivente. La fede allora è anzitutto un dono soprannaturale, un dono di Dio. Il Concilio Vaticano II afferma: «Perché si possa prestare questa fede, è necessaria la grazia di Dio che previene e soccorre, e sono necessari gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e dia “a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità”» (Cost. dogm. Dei Verbum, 5). Alla base del nostro cammino di fede c’è il Battesimo, il sacramento che ci dona lo Spirito Santo, facendoci diventare figli di Dio in Cristo, e segna l’ingresso nella comunità della fede, nella Chiesa: non si crede da sé, senza il prevenire della grazia dello Spirito; e non si crede da soli, ma insieme ai fratelli. Dal Battesimo in poi ogni credente è chiamato a ri-vivere e fare propria questa confessione di fede, insieme ai fratelli”.
“La fede – sottolinea - è dono di Dio, ma è anche atto profondamente libero e umano. Il Catechismo della Chiesa Cattolica lo dice con chiarezza: «È impossibile credere senza la grazia e gli aiuti interiori dello Spirito Santo. Non è però meno vero che credere è un atto autenticamente umano. Non è contrario né alla libertà né all’intelligenza dell’uomo» (n. 154). Anzi, le implica e le esalta, in una scommessa di vita che è come un esodo, cioè un uscire da se stessi, dalle proprie sicurezze, dai propri schemi mentali, per affidarsi all’azione di Dio che ci indica la sua strada per conseguire la vera libertà, la nostra identità umana, la gioia vera del cuore, la pace con tutti. Credere è affidarsi in tutta libertà e con gioia al disegno provvidenziale di Dio sulla storia, come fece il patriarca Abramo, come fece Maria di Nazaret. La fede allora è un assenso con cui la nostra mente e il nostro cuore dicono il loro «sì» a Dio, confessando che Gesù è il Signore. E questo «sì» trasforma la vita, le apre la strada verso una pienezza di significato, la rende così nuova, ricca di gioia e di speranza affidabile”.
Quindi conclude: “Cari amici, il nostro tempo richiede cristiani che siano stati afferrati da Cristo, che crescano nella fede grazie alla familiarità con la Sacra Scrittura e i Sacramenti. Persone che siano quasi un libro aperto che narra l’esperienza della vita nuova nello Spirito, la presenza di quel Dio che ci sorregge nel cammino e ci apre alla vita che non avrà mai fine”.